In Val di Non, a circa cento metri di profondità nella roccia dolomitica, è entrato ufficialmente in funzione Intacture, il primo data center europeo realizzato all’interno di una miniera attiva. Un’infrastruttura pensata per ospitare dati, garantire capacità di calcolo avanzata e supportare applicazioni di intelligenza artificiale, in un ambiente che offre protezione, efficienza energetica e piena sovranità del dato sotto giurisdizione italiana ed europea.
Gpi è tra i soci fondatori di Trentino DataMine, la società che ha realizzato il progetto insieme all’Università di Trento – soggetto attuatore con responsabilità scientifica – e ad altri partner industriali trentini: Covi Costruzioni, Dedagroup e ISA. Il contributo di Gpi è quello di un’azienda che lavora ogni giorno sulla trasformazione digitale della sanità, un settore in cui la sicurezza dei dati e l’affidabilità delle infrastrutture non sono dettagli tecnici, ma condizioni essenziali per erogare cure.
Una montagna come infrastruttura
Intacture nasce da un’intuizione concreta: usare ciò che la montagna offre naturalmente. La roccia mantiene una temperatura costante che riduce drasticamente il fabbisogno energetico per il raffreddamento. L’energia viene da fonti rinnovabili locali. La profondità garantisce protezione da rischi fisici ed elettromagnetici che nessuna struttura in superficie potrebbe replicare. Il risultato è un’infrastruttura più efficiente, più sicura e meno dipendente da risorse esterne rispetto a un data center tradizionale.
Il progetto segna anche un primato sul fronte del PNRR: è il primo della Missione 4 dedicata a istruzione e ricerca ad aver completato la rendicontazione del 100% delle risorse assegnate, pari a 18,4 milioni di euro su un investimento complessivo di oltre 50 milioni.



